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 I nuovi santi canonizzati il 17 Ottobre 2010

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AutoreMessaggio
Angel
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Messaggi : 103
Data d'iscrizione : 18.03.10

MessaggioTitolo: I nuovi santi canonizzati il 17 Ottobre 2010   Lun 18 Ott 2010, 13:26

Ieri Papa Benedetto XVI ha canonizzato sei nuovi santi: vediamo più approfonditamente queste nuove figure che si sono unite al coro dei santi della Chiesa Cattolica:

STANISŁAW KAZIMIERCZYK SOŁTYS (1433 - 1489) San Stanisław Kazimierczyk, religioso del XV secolo, può essere anche per noi esempio e intercessore. Tutta la sua vita era legata all’Eucaristia. Anzitutto nella chiesa del Corpus Domini in Kazimierz, nell’odierna Cracovia, dove, accanto alla madre e al padre, imparò la fede e la pietà; dove emise i voti religiosi presso i Canonici Regolari; dove lavorò come sacerdote, educatore, attento alla cura dei bisognosi. In modo particolare, però, era legato all’Eucaristia attraverso l’ardente amore per Cristo presente sotto le specie del pane e del vino; vivendo il mistero della morte e della risurrezione, che in modo incruento si compie nella Santa Messa; attraverso la pratica dell’amore al prossimo, del quale fonte e segno è la Comunione.




ANDRÉ (Alfred) BESSETTE (1845 - 1937) Il canadese Alfredo Bessette, questo il suo nome di nascita, nacque il 9 agosto 1845 nel villaggio di Saint-Grégoire-d’Iberville, nella diocesi di Montréal, posta nella provincia del Québec.
Era l’ottavo figlio di Isacco Bessette e Clotilde Foisy, a nove anni divenne orfano del padre ed a dodici della madre, mentre lui crebbe con disturbi allo stomaco, che non gli permettevano di cibarsi come gli altri.
Fu preso in casa della zia materna Marie-Rosalie Foisy, coniugata con Timoteo Nadeau; dove le condizioni economiche non erano floride, pertanto sapeva appena leggere e scrivere e dovette lavorare ben presto per guadagnarsi da vivere.
Il suo stato di salute malferma, non gli permise di avere un lavoro stabile, infatti dal 1858 al 1870 cambiò vari mestieri nella provincia del Québec, con un intervallo dal 1863 al 1867 quando lavorò, sempre saltuariamente negli Stati Uniti, specie nel campo della filatura.
Alfredo Bessette fu molto devoto di S. Giuseppe, che aveva come lui provato la povertà, il lavoro e l’esilio. Poi ritornò in Canada e qui il suo parroco poté constatare che la sua permanenza negli Stati Uniti, non aveva fatto cambiare la sua inclinazione religiosa e la sua fede; quindi gli consigliò di entrare nella Congregazione della Santa Croce.
Alla fine del 1870 entrò nel Noviziato dei Fratelli della Santa Croce, prendendo il nome di fratel Andrea; questa Congregazione era stata fondata in Francia da padre Basile Moriau, comprendendo padri, fratelli e sorelle ed era arrivata in Canada nel 1847, su invito del vescovo Bourget, per restaurare il sistema scolastico di lingua francese, che più di un secolo prima nel 1759, gli inglesi avevano abolito ma senza mai riuscire ad assimilare la popolazione cattolica e francese.
Il suo parroco inviò un messaggio ai suoi superiori, che diceva: “Vi mando un santo”; il suo noviziato si prolungò più degli altri, per le sue condizioni di salute, venendo poi ammesso alla professione religiosa il 22 agosto 1872.
Gli fu dato il compito di portinaio del Collegio di Notre-Dame di Montréal, dove restò per quarant’anni; soleva dire con quell’umorismo che lo distingueva: “Per 40 anni alla porta, ma non mi hanno mai messo fuori!”.
Pur essendo un giovane portinaio, fu sempre di mente vivace e sensibile, con capacità di giudizio e senso dell’umorismo e divenne ben presto il rifugio dei poveri, dei malati e degli afflitti, i quali si affidavano alle sue preghiere.
Già a 30 anni operò delle guarigioni straordinarie; la stampa il 9 maggio 1878 riportò la notizia di cinque guarigioni, attribuite alle preghiere di qul piccolo frate Andrea. Tutto ciò scatenò l’affluenza di migliaia di ammalati e bisognosi, che l’attorniavano giorno e notte.
A tutti fratel Andrea raccomandò la devozione a s. Giuseppe, la fiducia in Dio; frizionava con l’olio della lampada che ardeva davanti alla statua del santo, le membra dei fedeli, i quali partivano sollevati nell’animo e spesso anche nel corpo.
Nel 1894 fratel Andrea ottenne il permesso dai superiori di erigere una piccola cappella in legno, dedicata a S. Giuseppe, sul fianco del Mont-Royal che sovrasta la città di Montréal e di fronte al Collegio e che venne inaugurata nel 1904.
Anche questa cappella divenne meta di numerosi pellegrinaggi, per cui nell’estate del 1905, i superiori nominarono fratel Andrea, custode della cappella. I numerosi prodigi di guarigioni e le conversioni degli spiriti si moltiplicarono, meritandogli l’appellativo di “taumaturgo”, inoltre la cappella diventata un Santuario dedicato a S. Giuseppe, ebbe un grande sviluppo, con un fermento religioso di tanti fedeli, attratti dal carisma di fratel Andrea; le autorità ecclesiastiche e civili, non interferirono nella sua opera apostolica.
Nel dicembre 1917 fu inaugurata una cripta e la benedizione della pietra angolare di una chiesa superiore, che dopo molte interruzioni e difficoltà, diventò il più grande santuario in onore di S. Giuseppe, padre putativo di Gesù e uno dei centri religiosi più frequentati del mondo.
Spronò sempre la costruzione del grande Santuario, terminato il 15 maggio 1955, ma non poté vederlo finito perché morì il 6 gennaio 1937, all’età di 91 anni; la sua morte fu un lutto nazionale.
Nel 1951 fu aperta la causa per la sua beatificazione e venne proclamato beato il 23 maggio 1982 da papa Giovanni Paolo II.


Autore: Antonio Borrelli




CÁNDIDA MARÍA DE JESÚS (Juana Josefa) CIPITRIA y BARRIOLA (1845 - 1912) Giovanna Giuseppa primogenita dei sette figli di Giovanni Michele Cipitria tessitore e di Maria Gesù Barriola, nacque il 31 maggio 1845 nel casale di Berrospe, antica ‘casa torre’ del paese di Andoain nella regione di Guipúzcoa (Spagna); a tre anni il 5 agosto 1848, ricevette la Cresima.
Per motivi di lavoro la famiglia si trasferì nel 1852 a Tolosa e qui Giovanna Giuseppa trascorse l’infanzia e l’adolescenza, impegnata nei compiti di solito spettanti alla più grande di una numerosa famiglia, badò alle sorelle più piccole insegnando loro le preghiere e le canzoni che aveva imparato; come spesso accadeva in quei tempi non andò a scuola.
A dieci anni nel 1855 fece la Prima Comunione, fu un incontro con Gesù che le lasciò tanta gioia e sin da allora avvertì che non poteva appartenere se non a Lui; proposito che ribadì quando le si presentò una vantaggiosa proposta di matrimonio.
Nel 1865 si trasferì a Burgos a servizio della famiglia Mantoya, ma vedendo le difficoltà che le facevano per le sue pratiche religiose, il suo confessore padre Raimondo Sureda gesuita, la fece trasferire presso la famiglia del magistrato Giuseppe Sabater Noverges, la cui consorte Hermitas Becerra, donna di eccezionali virtù, l’agevolò nelle pratiche cristiane e con il confessore la guidarono all’orazione quasi continua e a vedere più chiaramente i tratti della sua spiritualità: la devozione eucaristica e mariana, la predilezione per i poveri, la donazione di sé e la penitenza, la meditazione per la Passione del Signore.
Seguendo la famiglia Sabater Becerra a Valladolid nel 1868, qui trovò la definizione della volontà di Dio, con l’incontro di padre Michele de Los Santos San José Herranz, che in seguito alla Rivoluzione di Spagna del 1868, viveva fuori dal chiostro in casa di suo fratello.
Il loro incontro fu provvidenziale e permise di riconoscere come volontà divina, l’ispirazione che Giovanna Giuseppa Cipitria y Barriola, ebbe il 2 aprile 1862 davanti all’altare della Sacra Famiglia nella Chiesa del Rosarillo e cioè che sarebbe stata la fondatrice di una congregazione di religiose denominate “Figlie di Gesù”, dedite all’educazione e all’istruzione, quale mezzo di salvezza delle anime, soprattutto delle bambine e delle giovani.
La stessa ispirazione l’aveva ricevuta padre Herranz durante la celebrazione della Messa, cosicché quando Giovanna Giuseppa gli raccontò la sua esperienza, egli non tardò a riconoscerla come volontà di Dio.
Cominciò così subito l’istruzione culturale e spirituale della giovane, che era quasi analfabeta, fra lo scetticismo di parecchi, mentre altri fra i quali il vescovo di Salamanca Joaquin Lluch y Garriga, considerarono quell’opera utile per la Chiesa e benefica per la società.
L’8 dicembre del 1871 dopo aver affittato una casa a Salamanca, Giovanna Giuseppa fondò la Congregazione delle Figlie di Gesù insieme a cinque compagne e cambiando il nome in Candida Maria di Gesù; la Congregazione fu approvata il 3 aprile 1873 dal suddetto vescovo di Salamanca.
L’8 dicembre 1873 la Madre Fondatrice e le consorelle emisero i voti religiosi e un mese dopo aprirono il loro primo collegio a Salamanca, più una scuola domenicale per le domestiche.
Dopo le necessarie tappe di riconoscimento succedutesi negli anni seguenti, il 6 agosto 1901 la nuova Congregazione ottenne l’approvazione della Santa Sede e il 27 ottobre 1902 l’approvazione delle Costituzioni, che la stessa Madre Candida Maria di Gesù aveva presentate e difese a Roma.
Col tempo si dimostrò che dietro quella semplice e quasi analfabeta giovane, stava una forza provvidenziale che dava a suor Candida la forza di proclamare la sua speranza, con la generosità di chi si abbandona nelle mani del Padre in cui credeva e sperava: “È posta nelle mani di Dio la nostra causa. Siamo Figlie di Gesù. Egli ci difenderà da ogni male. Questa è la nostra speranza e non saremo deluse”.
Pur mancando di risorse materiali, madre Candida portò avanti il consolidamento della sua opera, lavorando per l’estensione del Regno di Dio e la sua maggior gloria, poté così esclamare nell’ora della sua morte, avvenuta a Salamanca il 9 agosto 1912: “Muoio tranquillamente serena, perché dei 41 anni della mia vita religiosa, non ricordo un solo momento che non sia stato per Dio”.
Fu sepolta nella Casa madre della Congregazione; oggi la sua Opera è diffusa in 12 Stati d’Europa, delle Americhe, dell’Asia. Il processo per la sua beatificazione ebbe inizio nel 1942 e il 12 maggio 1996 papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata a Roma. La celebrazione liturgica è il 9 agosto.


Autore: Antonio Borrelli




MARY OF THE CROSS (Mary Helen) MacKILLOP (1842 - 1909) Mary nacque a Melbourne, Australia nel 1842, prima figlia di Flora e Alessandro Mackillop. La sua non fu mai una vita facile e il suo cammino fu irto di ostacoli. Ma Mary fu coraggiosa ed ebbe fede in Dio che la guidò in tempi vorticosi. Prima che compisse i venti anni, Mary sapeva che Dio la chiamava, ma fu solo verso i 24 anni che ella ne prese coscienza pienamente. La sua vocazione fu quella di aprire scuole per i poveri nel Sud dell’Australia. E divenne fondatrice delle «Sorelle di San Giuseppe del Sacro Cuore». Il suo apostolato le portò molta gioia, insieme a tanti dolori che ella offrì a Dio, a cui rimase sempre fedele fino alla morte avvenuta nel 1909. Riconoscendone la santità Giovanni Paolo II l’ha dichiarata beata nel 1995 a Sydney.




GIULIA SALZANO (1846 - 1929) Dopo la prima soppressione, ad opera di Napoleone, degli Ordini Religiosi e della seconda ad opera del Parlamento del nuovo Regno d’Italia, avvenute nell’Ottocento, si ebbe poi un rifiorire degli stessi Ordini e un meraviglioso sorgere di nuove Congregazioni religiose.
Tutta l’Italia ne fu beneficiaria, ma soprattutto nel Napoletano; questa generosa terra già aveva espresso il mirabile fenomeno delle ‘monache di casa’, anime consacrate che pregavano, soffrivano ed operavano nella propria casa e nel proprio rione; proseguendo poi per tutto il secolo e l’inizio del successivo con il fiorire, sia per nascita, sia per zona di apostolato, di tante figure emergenti nel campo della Chiesa Cattolica.
Esse, sia maschili che femminili, desiderarono diffondere il Vangelo, prima con l’esempio della loro santa vita e poi con altri compagni con l’insegnamento, l’assistenza, l’aiuto agli orfani, agli ammalati, ai poveri e quanti altri, in quei tempi di sconvolgimenti politici e sociali, avessero avuto bisogno di un sostegno spirituale e corporale.
Per questo, come gigli mirabili, fiorirono le loro Congregazioni e Fondazioni, di cui molte arrivate vive ed operanti fino a noi; ne citiamo qualcuna nel campo femminile: la serva di Dio Geltrude y Gomez de Arce, fondatrice delle Suore Benedettine di S. Geltrude; la serva di Dio Maria Maddalena Starace, fondatrice delle Suore Compassioniste Serve di Maria; la beata Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore; la serva di Dio Claudia Russo, fondatrice delle Povere Figlie della Visitazione; la serva di Dio Maria Consiglia dello Spirito Santo, fondatrice delle Suore Serve di Maria Addolorata; la beata Maria Cristina Brando, fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato; ecc.
A questo eletto, ma incompleto elenco, aggiungiamo la beata Giulia Salzano di cui parliamo, nata a S. Maria Capua Vetere (CE) il 13 ottobre 1846, che però dai 19 anni si trasferì e visse per tutta la vita a Casoria (NA).
Figlia di Diego Salzano, capitano dei lancieri, nell’esercito borbonico di Ferdinando I e di Adelaide Valentino, discendente della famiglia di s. Alfonso, era la quarta di sette figli, rimase presto orfana del padre e quindi affidata al Regio Orfanotrofio di S. Nicola la Strada presso Caserta; ritornò in famiglia a quindici anni, dove completò gli studi, conseguendo il diploma di maestra.
Nell’ottobre 1865 si trasferì a Casoria, avendo ottenuto un incarico d’insegnante nella scuola comunale, dell’allora piccolo paese rurale; nel contempo si preoccupò subito di insegnare ai piccoli scolari anche le verità della fede, raccogliendoli nel cortile della sua casa.
Su suggerimento del servo di Dio cardinale Sisto Riario Sforza, contattò la beata Caterina Volpicelli, per diffondere a Casoria l’opera delle Ancelle del S. Cuore. Donna Giulietta, come veniva chiamata a Casoria, lasciò la scuola anticipatamente, a 36 anni, perché cominciò a maturare l’ideale della vita religiosa a partire dal 1882, guidata in questo cammino dal beato Ludovico da Casoria e da altri degni e santi sacerdoti; Giuseppe Piccirelli, Bonaventura Maresca, Giuseppe Muller.
E con grande spirito profetico, ma anche con tante sofferenze, raccolse intorno a sé, nell’ottobre 1890, un gruppo di amiche, che costituirono il nucleo iniziale delle “Suore Catechiste del S. Cuore”, Congregazione che ha lo scopo primario di far conoscere ed amare Dio da tutti, mediante la devozione al Sacro Cuore ed alla Vergine Maria.
Il nuovo Istituto incontrò varie difficoltà nell’ambito della diocesi di Napoli, perché si voleva far confluire Giulia e le amiche, nelle ‘Ancelle del S. Cuore’; ma il cardinale Giuseppe Prisco, intervenne e incoraggiò l’Opera catechista e ne affidò la direzione in ordine di tempo a don Provitera, don Catalano e don Fabiani.
Il 21 novembre 1905, lei e sette compagne presero il velo, a loro in breve tempo si aggiunsero altre giovani e così si aprirono altre Case sempre nell’ambito napoletano. L’attività della Congregazione, guidata con abnegazione totale da madre Giulia Salzano, era incentrata soprattutto sull’insegnamento catechistico e sulla devozione all’Eucaristia ed al Sacro Cuore; certamente in quei tempi così lontani, madre Giulia anticipò la spinta e l’importanza che oggi la Chiesa ha dato alla Catechesi, cioè a tutti i livelli e ad ogni ceto sociale; ogni giorno della settimana era impegnata nei vari incontri e quando qualche suora, vedendola affaticata e stanca, cercava di distoglierla, essa reagiva dicendo a tutte le suore che come Catechiste dovevano desiderare di morire sulla breccia, cioè facendo catechismo fino all’ultima ora.
Nel 1916 furono completate le Regole dell’Istituto e inviate alla competente Congregazione romana. Le “Suore Catechiste del Sacro Cuore” ottennero il decreto di erezione diocesana dal card. Prisco, il 12 agosto 1920, le Costituzioni furono approvate da Roma il 4 febbraio 1922 ed il riconoscimento pontificio giunse il 19 marzo 1960.
Madre Giulia Salzano continuò il suo apostolato, dispensando consigli a quanti aprivano il loro cuore alla sua accogliente comprensione; per tutti, giovani, soldati, mamme, aveva parole di conforto ed incoraggiamento.
Ad 83 anni, poco prima del concludere il suo cammino terreno, esaminò circa 100 bambini, preparati per la Prima Comunione, fedele fino all’ultimo al suo motto: “Farò catechismo finché avrò un fil di vita”.
Madre Giulia morì a Casoria il 17 maggio 1929; la sua Congregazione si è diffusa, non solo in diverse città italiane, ma anche in altri Stati: Canada, Brasile, Filippine, Perù e India, per promuovere ovunque una Evangelizzazione e Promozione umana.
Il 4 aprile 1974 si ebbe il decreto d’introduzione della Causa di beatificazione, che è proseguita in questi anni, nelle sue varie tappe e sempre positivamente. Il 27 aprile 2003, papa Giovanni Paolo II l’ha beatificata in Piazza S. Pietro a Roma e, caso eccezionale, insieme all’altra fondatrice Maria Cristina Brando, anch’essa di Casoria.
Il piccolo centro rurale di una volta, oggi fiorente città alle porte di Napoli, annovera così il primato di avere ben tre beati fra la sua recente popolazione, tenendo conto anche del beato fondatore Ludovico da Casoria, beatificato nel 1993.

Autore: Antonio Borrelli




BATTISTA CAMILLA DA VARANO (1458 - 1524) Figlia del principe Giulio Cesare Da Varano, signore di Camerino, sostenitore delle arti, abile nelle armi, buon diplomatico, generoso con il popolo, vendicativo con i nemici e dedito alle avventure sentimentali.
Il principe a vent’anni si era sposato con la dodicenne Giovanna, figlia di Sigismondo Malatesta di Rimini, dalla quale ebbe successivamente tre figli, ma come già detto, non disdegnando altri legami amorosi, aveva avuto altri cinque figli illegittimi, i quali comunque furono educati a corte insieme agli altri tre.
Ed è dall’unione con la nobildonna Cecchina di Mastro Giacomo che nacque Camilla il 9 aprile 1458, primogenita di tutti i figli. Cresciuta ed educata nel palazzo paterno, essa assimilò anche lo spirito guerriero del padre, dedicando il suo tempo alle gioie giovanili come suonare, ballare, cantare e fare pazzie, così come lo racconta lei stessa nella sua autobiografia.
Aveva da bambina fatto un voto, dopo aver ascoltato una predica del francescano Domenico da Leonessa, ed era quello di versare una lacrima ogni venerdì in ricordo della Passione di Gesù. Ma questo voto mal si conciliava con la vita frivola e gioiosa che conduceva, perciò quando non le riusciva di versarla, ci rimaneva male per tutta la settimana, ma poi crescendo e leggendo libri spirituali, tale pratica le riuscì facilmente, tanto da essere punzecchiata dall’ironia degli altri.
Diciottenne pensò di ritirarsi a vita religiosa, ma in lei si accese una lotta, perché si sentiva attratta anche dalla vita gaudente e mondana, ma passate e vinte le tentazioni, decise per il chiostro. Qui sorsero però le difficoltà da parte del padre, il quale negò con caparbietà l’assenso, Camilla si ammalò per sette mesi, non accettando la volontà paterna che la osteggiava in ogni modo.
Passarono così due anni, ricevendo anche visioni celestiali, perché aveva ormai raggiunto una maturità e intensità spirituale verso Cristo; alla fine il principe acconsentì e il 14 novembre 1481, poté vestire l’abito francescano nel monastero di s. Chiara di Urbino, prendendo il nome di suor Battista. Il principe suo padre non si arrese alla lontananza e dopo aver comprato il monastero degli Olivetani, vicino Camerino, lo donò alle autorità francescane per farne un convento di clarisse, il cui nucleo doveva venire da Urbino.
Suor Battista fu una delle nove suore prescelte e il 4 gennaio 1484, sotto una grossa nevicata, fecero il loro ingresso con il concorso del popolo e di tutta la corte del principe.
Seguirono anni di grande misticismo, la Passione di Cristo continuò ad essere il suo punto di riferimento, specie sui dolori del suo Cuore umano-divino, i suoi elevati pensieri mistici, li scrisse in un libro “I dolori mentali di Gesù nella sua passione”, che divenne la guida per le meditazioni di futuri grandi santi.
Nei 1502 Cesare Borgia, chiamato ‘duca Valentino’, nell’intento di unificare l’intero territorio pontificio sotto il governo del papa Alessandro VI, suo padre, attaccava con la forza quelle Signorie locali, che non si sottomettevano volontariamente.
Il principe Da Varano mise al sicuro il figlio minore a Venezia con le donne, mentre con gli altri figli organizzava la resistenza di Camerino. Suor Battista, insieme ad un’altra consorella di nobile casato, dovette fuggire prima a Fermo e poi nel Regno di Napoli ad Atri, lì le raggiunsero le notizie che Cesare Borgia aveva fatto strangolare il padre a Pergola e il giorno dopo i suoi fratelli Annibale, Pirro e Venanzio nella rocca di Cattolica.
Passata la bufera dei Borgia al potere, suor Battista ritornò a Camerino, in cui era stata ripristinata la Signoria Da Varano con il giovane fratello Giovanni Maria e lì rimase fino alla morte come badessa, divenendo un punto di riferimento per tutti, autorità civili e religiose ed elevandosi sempre più nell’unione intima con Dio.
Camilla Battista morì a Camerino il 31 maggio 1524, durante un’epidemia di peste, i funerali si svolsero nel cortile del palazzo paterno..
Papa Gregorio XVI ne ha riconosciuto il culto e il titolo di beata il 7 aprile 1843, Benedetto XVI l’ha iscritta nel canone dei santi il 17 ottobre 2010.

Autore: Antonio Borrelli

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